E’ sempre più evidente l’emergere di un nuovo segmento sociale che poco ha a che fare con le finalità opportunistiche di chi vorrebbe una università “leggera”, e molto ha a che vedere con una sorprendente, genuina energia motivazionale di un numero ormai non trascurabile ed in rapida crescita di “giovani studenti di tutte le età” che, probabilmente senza aver mai letto alcun articolo sulla inderogabile necessità della “formazione continua” né aver mai approfondito le luccicanti tecnologie che vanno sotto il comun denominatore di “e-learning”, si sono trovati, per una qualche imperscrutabile ragione o misterioso destino, al crocevia da cui passava, sempre per puro caso, una umana istituzione che và sotto il nome di Università.
Sono persone cittadini studenti (o ri-studenti) accomunati dal fatto di avere un progetto soggettivo ma condiviso, passione per il sapere, per la socialità, per l’aiuto reciproco, per l’impegno, la costanza, i risultati, la qualità. E’ un mondo, forse un po’ inesplorato e sconosciuto, di persone che si alzano 2 ore prima la mattina (di quello che il loro lavoro gli consentirebbe) e si addormentano due ore dopo la sera (dell’ex-consueto orario del riposo), che sacrificano feste, momenti di svago, etc. in ragione di un obiettivo che, probabilmente passa, ma non termina, simbolicamente, ma anche materialmente, da un diploma di Laurea. E’ un impegno non solo cognitivo, di studio, ma anche emotivo (la famiglia, gli affetti, il lavoro), economico, logistico, etc.
E, sembrerebbe, qualcuno sia nondimeno consapevole del principio costituzionale di “Diritto allo Studio” mentre sicuramente nessuno avrebbe mai sentito parlare, né ne parlerebbe, né si sognerebbe mai di proporre, un posticcio e illusorio “Diritto alla Laurea”!
Lungi dall’essere il risultato di una ricerca statisticamente rappresentativa e generalizzabile, circola però la sensazione che la didattica e la prassi amministrativa di buona parte della attuale Istituzione Universitaria non sia perfettamente in linea con le legittime (anzi, auspicate, benedette, etc.) esigenze e speranze dello spaccato di società di cui sopra.
Dal punto di vista didattico, non servirà ricordare che l’obbligo di frequenza sarebbe “un pò” vincolante per uno studente lavoratore medio. Del resto, si potrebbe discutere a lungo (ma non lo faremo) tra le opportunità di una formazione realmente di qualità offerte da una lezione frontale “live” (una aula di una università in qualche città, con un centinaio di studenti, una lezione preparata forse la settimana prima, qualche interazione studente-professore possibile in modo proporzionalmente inverso alla numerosità dell’aula e, quindi, al grado di interesse medio manifestato) con una videolezione accuratamente preparata e documentata (sarà trasmessa in mondovisione dai canali satellitari della nostra televisione di stato…), che offre la possibilità di interagire, ad esempio, per interrompere un passaggio non chiaro, rivederlo, consultare i libri, cercare approfondimenti su internet, chiamare un amico e collega disponibile, farsi un caffè mentre ci si pensa sù etc.
Dal punto di vista della prassi amministrativa, il semplice fatto di doversi recare fisicamente alla bacheca cartacea della facoltà per apporre a penna (e calamaio, mi verrebbe da aggiungere) il proprio nome sul baldanzoso foglietto di iscrizione all’esame, è altresì leggermente scomodo per lo studente “a distanza” (ma anche per il professore che deve attaccarlo fisicamente in bacheca, ritirarlo fisicamente, togliere dalle iscrizioni i vari “batman” che immancabilmente ritentano l’esame senza peraltro mai presentarsi). Eviteremo anche qui di paragonare le opportunità offerte da una modalità di gestione con il foglietto di cui sopra con quelle internet on-line (telefono, posta elettronica, accesso autenticato alle bacheche elettroniche, etc.), né confrontare i costi, in generale, di una struttura amministrativa a gestione manuale/cartacea, con interazione “vis a vis” tra studente e segreteria, con quelli di una gestione automatizzata/elettronica, con interazione multimediale sincronica (“live” anche se fisicamente a distanza) e diacronica (tempo e spazio in differita). A proposito di sprechi.
Riassumendo un po’: esiste uno spaccato di società, una domanda culturale, una istituzione tradizionale parzialmente inadeguata, una discutibile pseudo-istituzione virtuale (posticcia e illusoria), un rischio stereotipizzante ed una opportunità reale.
Dei primi tre punti, lo spaccato di società, la domanda culturale, e le istituzioni tradizionali abbiamo detto. Della psudo-istituzione virtuale si è parlato nel vostro articolo.
Il rischio stereotipizzante sarebbe quello per cui, la denuncia sacrosanta della natura posticcia e illusoria della pseudo-istituzione virtuale, potrebbe generare una preoccupante tendenza a squalificare tutto ciò che è “on line” o “a distanza” e/o coloro che di questa modalità sono gli appassionati e illuminati promotori. Tendenza che, peraltro, sarebbe non tanto riconducibile alle argomentazioni precise e dettagliate riportate, bensì ad una umana tendenza a generalizzare anche a contesti affini qualcosa che solo apparentemente sembra generalizzabile.
Infine, l’opportunità reale sarebbe costituita da un nuova dimensione della formazione universitaria, sulla quale esistono già casi concreti, sperimentati (nel senso che io li ho sperimentati!), tra cui il Consorzio Nettuno, da voi citato, e i suoi, a mio parere, illuminati promotori.
Sono sicuramente convinto che la motivazione fondamentale di alcuni possa essere quella di arrotondare lo stipendio statale, in modo da poter offrire salatini di qualità ai futuri presidenti che vengono in casa propria ad attendere importanti comunicazioni elettorali.
Però, per quello che mi riguarda, come ex studente della Università Statale di Milano (Laurea in Scienze dell’Informazione, 1997) e come attuale laureando della Università degli Studi di Trieste (corso di laurea in Scienze e tecniche Psicologiche/teledidattico, leggi Consorzio Nettuno) sono entusiasta che il Consorzio Nettuno, i suoi promotori (che non conosco personalmente ma che ho avuto modo di apprezzare attraverso i loro scritti, che lasciano trasparire non solo una grande competenza ma anche un genuino interesse e passione per la cultura e la didattica), l’Università di Trieste, i docenti, presidi, vicari (illuminati ed esigenti) che ho avuto l’onore di conoscere, mi abbiano realmente dato questa opportunità. Sono estremamente soddisfatto del livello di qualità del materiale didattico, della serietà dei professori, della grande professionalità, efficienza, efficacia e qualità relazionale umana dimostrata dalla Segreteria.
Ovviamente e per fortuna ogni cosa è migliorabile, da tutti i punti di vista: l’amministrazione, la didattica, le motivazioni più o meno “serie” di alcuni studenti che condizionano, loro malgrado, anche una certa percezione da parte del corpo docente, la puntualità del treno che mi porta a sostenere l’esame il venerdì sera, il pollo alla birra del sabato a mezzodì con cui festeggio l’apparente buon esito della mia prova.
Roberto B.